IL TERREMOTO E SAN GENNARO

La peste del 1527 e la terribile eruzione del Vesuvio del 1631 rappresentano per Napoli due dei punti più drammatici della sua storia. La cittadinanza, sgomenta innanzi a quelle catastrofi e senza apparente possibilità di scampo, si raccoglie intorno alla propria memoria religiosa e ai propri santi alla ricerca di un aiuto, di un’intercessione capace di liberarla dalla sofferenza e della distruzione. In quegli anni bui si consolida e si concretizza il primato di San Gennaro come patrono della città partenopea.
L’assidua e fervente devozione a San Gennaro, santo patrono di Napoli e vescovo di Benevento, emerge dai documenti dell’archivio storico e si collega all’edificazione di celebri opere votive. La prospettiva offerta da queste testimonianze restituisce una visione del culto al martire e vescovo legata ai momenti di maggiore pericolo e paura per la città.
San Gennaro diviene il protettore della città, il baluardo contro la furia degli elementi. Il terremoto e la devastazione causata dal Vulcano trovano nel santo martire il loro unico rimedio. L’edificazione di alcuni elementi, come la celebre guglia realizzata dal Fanzago a piazzetta Riario Sforza, si inserisce nel contesto storico delle necessità e delle paure che portarono il popolo napoletano ad erigere monumenti religiosi ed ex voto.
al Cavalier Cosimo Fansago a compimento di ducati 1700 in conto del lavoro della colonda che si doverà ponere nel largo della maggior chiesa di questa Città derempetto al Monte della Misericordia

Dal terremoto del 1631, sino all’eruzioni settecentesche, la città fiorisce di icone, pilastri ed edicole dedicate all’intercessione del suo santo patrono. Dal ponte della Maddalena a Santa Caterina a Formiello, in una ragnatela di immagini e statue, Napoli consacra le sue vie e le sue piazze alla divina intercessione e ai miracoli di San Gennaro.
ducati 200 a Francesco Celebrano per lo prezzo e valore della statua di marmo del nostro principal Protettore San Gennaro, da innalzarsi sul ponte della Maddalena dirimpetto a quella di San Giovanni Nepomuceno, affinché esso Santo Protettore si degni di seguitare a proteggere questa Capitale dai danni può accagiornare il Vesuvio.

Fede, arte e storia si intrecciano in una narrazione che le scritture dell’archivio legano puntualmente al territorio e agli artefici di quelle opere che tutt’oggi costellano gli angoli più caratteristici e noti della città di Napoli.